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L’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore viene ormai eseguito per via artroscopica.

L’artroscopia consente anzitutto di guardare all’interno del ginocchio, per evidenziare eventuali lesioni meniscali e/o cartilaginee associate e per valutare le effettive condizioni del legamento.

Si potrà successivamente procedere sempre per via artroscopica al trattamento delle eventuali lesioni meniscali e/o cartilaginee, e alla preparazione delle sedi tibiale e femorale di emergenza dei tunnel ossei attraverso i quali il trapianto viene inserito nel ginocchio per sostituire il legamento.
Preparazione tunnel femorale.
Nonostante gran parte dell’intervento venga eseguito artroscopicamente, è comunque necessaria una incisione cutanea della lunghezza di 6/7 cm sulla superficie anteriore del ginocchio in modo da poter procedere al prelievo del terzo centrale del tendine rotuleo che viene utilizzato come sostituto del legamento crociato anteriore.
Incisione cutanea
Il tendine rotuleo ha una larghezza di 3,5 / 4 cm e collega la rotula alla tuberosità tibiale. Le sue caratteristiche sono tali da consentirne il prelievo del terzo centrale primo frame anat2 con disegno terzo c animato da utilizzare per ricostruire il legamento crociato anteriore.

Il trapianto è costituito da due bratte ossee, che corrispondono alle estremità rotulea e tibiale del tendine e da una componente tendinea. Le bratte ossee consentono una fissazione del trapianto nei tunnel ossei precedentemente preparati a livello femorale e tibiale con viti, mentre la porzione tendinea sostituisce materialmente il legamento all’interno del ginocchio.
Innesto
Una volta che è stato adeguatamente preparato il trapianto viene inserito nel ginocchio trascinandolo attraverso il tunnel tibiale nel tunnel femorale con dei fili.

Il trapianto viene inserito in modo che una delle sue due bratte ossee si posizioni interamente all’interno del tunnel femorale.
Una volta correttamente posizionato, il trapianto viene fissato a livello femorale e tibiale con due viti che bloccano le sue due estremità ossee nei due tunnel.

La vite ha una funzione di fissazione temporanea, perché in 2/3 mesi a partire dalle pareti dei tunnel si forma dell’osso che ingloba le bratte.

Le viti più comunemente utilizzate sono metalliche, e non richiedono di essere rimosse se non in rarissimi casi.

Ultimamente sono state introdotte delle viti riassorbibili, che nel giro di un anno scompaiono.
Fissazione con viti